mercoledì 18 dicembre 2013

Un libro con rilegatura giapponese

copertina cartonata;
dimensioni: 42 x 21; 
piegatura secondo il formato 9:16; 
n. 14 composizioni geometriche a pastello









lavoro realizzato da L. Bocca

lunedì 16 dicembre 2013

Architettura di carta

Un foglio di cartoncino bianco 70 cm x 70 cm, piegato in trentadue parti secondo le diagonali e in sedici parti in verticale, a formare una griglia










lavoro realizzato da L. Bocca

sabato 14 dicembre 2013

Libro a quattro mani

Ugo è un uccellino che svolazza tra gli alberi e i palazzi.
Si mimetizza in città e assume una forma regolare.
Nel bosco si nasconde tra le foglie.
(Cercatraipalazzi/cercatralefoglie)

(libro a quattro mani realizzato da Lorenzo Bocca e Chiara Fedele  http://www.chiarafedeleillustrator.blogspot.it/)














lunedì 9 dicembre 2013

domenica 17 novembre 2013

Creazioni con la carta

Piegare la carta e dividere il foglio in ottavi, sedicesimi, trentaduesimi......
(recenti lavori di Lorenzo Bocca)







giovedì 14 novembre 2013

Concorso logo M.A.I. (Museo dell'Arte Irregolare della Fondazione Sospiro)


Lorenzo Bocca, composizione partecipante al Concorso M.A.I. - Fondazione Sospiro (Cremona)
acrilico su cartoncino, 50 cm x 50 cm

mercoledì 23 ottobre 2013

Officine Fabriano: architettura della carta

L'artista Dario Zeruto, residente a Barcellona, specializzato nella realizzazione di libri/oggetto, sabato 19 ottobre, presso il MART di Rovereto (Trento) ha proposto un interessantissimo laboratorio (promosso da Fabriano) dove con altri colleghi insegnanti abbiamo potuto sperimentare le grandi potenzialità della carta: superfici bidimensionali trasformate in vere e proprie sculture tridimensionali.
 



architetture di carta create al laboratorio MART di Rovereto
(immagini: L. Bocca)

domenica 29 settembre 2013

L'Artista della settimana: Lorenzo Bocca

La geometria è “misura del mondo”. È in questa tautologica verità linguistica che la pittura di Lorenzo Bocca sviluppa la sua onirica precisione. Bocca denuncia subito il suo Pantheon, il suo tempio custode della “totalità degli dei”. Da Alberto Sartoris architetto razionalista alla magia delle costruzioni Borrominiane spinte all’inganno ottico delle costruzioni di Escher. Insieme a loro l’eclettismo disciplinare di Franco Albini architetto, pittore, fotografo e non solo fin al pellegrinaggio intellettuale di padre Truchet e alla visione di Borges e della sua sfuggente Babele. In ultimo Giorgio Scarpa pittore di cui indaga i segreti. Non Parlo di Pantheon a caso visto che è edificio simbolo dell’armonia dei canoni classici iscritto com’è in una sfera perfetta. L’altezza dell’edificio è uguale al suo diametro e misura 43,44 m per 43,44 m. Nel Pantheon questi principi sono sintetizzati dalla armonia delle linee e dal calcolo perfetto delle geometrie delle masse. Pantheon quindi come paradigma generatore di senso ed è in questo senso che nel binario della matematica poetica Lorenzo Bocca dispiega la sua continua indagine tra forma e colore. Sui pannelli solitamente quadrati (e come potrebbe essere diversamente!) cerchi, quadrati, ovali, rettangoli, triangoli avviano un dialogo fatto di sottrazioni, aggiunte, sovrapposizioni e intersecazioni unendo il piano geometrico a quello cromatico. Colori caldi, freddi, primari e secondari uniti li immagino metafore emotive che cambiano insieme alle forme come noi stessi cambiamo con la presenza di un altro accanto a noi. Lorenzo Bocca costruisce una grammatica visiva con cui spiega e “misura” il mondo. Quello che ai più può sembrare esercizio sterile, è in verità a mio parere una testimonianza di fiducia nella capacità dell’uomo di comprendere l’uomo stesso e il suo cosmo. Potete ben farvi una vostra opinione visitando il blog di Bocca (http://boccalorenzo.blogspot.it/ ). Quello che a me interessa notare e una forza e una debolezza dell’opera di Lorenzo. La forza è in quello scarto tra il progetto e la costruzione dei suoi dipinti e quella leggerissima ma fondamentale imprecisione dei contorni delle forme. Mi spiego meglio, in un epoca di computer e stampanti ad alta definizione o addirittura tridimensionali l’usare l’acrilico e il pennello per rappresentare forme geometriche e varianti di colore potrebbe sembrare antiquato oltre che inutile. Se la forza di questi dipinti è la loro perfetta costruzione geometrica e cromatica queste opere dovrebbero a rigor di logica esprimere al massimo la loro “bellezza” attraverso la produzione digitale e meccanica. In parole povere opere disegnate con il computer e stampate con una stampante magari ad alta definizione. Ma perché non è così? Perché è proprio in quella imprecisione dovuta alla tensione del gesto manuale, che aspira alla precisione del segno, che vibra l’anima dell’opera. La leggera vibrazione data dal “rumore” che il pennello che riempie di colori le forme geometriche lascia ai bordi delle superfici, la quantità di grafite che si deposita ai lati del segno che aspira ad essere netto, rende vivo, vibrante, direi musicali le “composizioni” di Lorenzo Bocca. Una partitura dell’anima che gioca tra cervello e cuore attraverso l’occhio ma negando l’occhio al tempo stesso. In ultimo la forza di queste opere è sottile e anche rischiosa perché la musica può diventare immediatamente silenzio se il gioco delle proporzioni non è trattato con rigore e sapienza. In questi giorni mi sono soffermato più volte a “guardare” le composizioni di Bocca e se una critica mi sento, umilmente, di farli è su una certa paura ad usare il bianco che in quanto totalità di colori avrebbe la forza di esaltare le sue opere. Vi invito a guardare una bizzarria (che forse è servita a Lorenzo a liberarsi) “Composizione n. 10/2013 (su un vecchio bidone del latte)“ che trova te qui: http://boccalorenzo.blogspot.it/2013/08/composizione-n-102013-su-un-vecchio.html . Forse scartare il rigore concettuale per far tuffare la propria grammatica formale nell’accecante bianco potrebbe far risuonale in maniera più cristallina la propria voce.
Antonio Minervini
 

Composizione n. 12/2013

Lorenzo Bocca, Composizione n. 12/2013
pittura all'acqua per esterni su muratura intonacata, San Bassano (Cremona)
larghezza cm 190 x altezza cm 180

mercoledì 25 settembre 2013

Dieci passi

 


 
Antonio Minervini, progettista, grafico, designer, artista, ha da poco pubblicato questa interessante guida che mi sento di consigliare a tutti quelli che vogliono iniziare a creare qualcosa con le proprie mani. Ricca di idee e consigli pratici, a pochissimi giorni dalla pubblicazione è già all'ottavo posto nei Best Sellers di Amazon.it nella categoria Arte e Architettura.
Straconsigliata

venerdì 6 settembre 2013

giovedì 5 settembre 2013

Pubblicate alcune composizioni su Patternprint Journal

Tendenze, novità, ispirazioni su patterns, stampe e surface design: ogni giorno recensioni sul mondo della moda, interior design, tessuti, prodotti di carta decorati, illustrazione, libri, arte e artigianato
http://it.paperblog.com/i-bellissimi-pannelli-con-patterns-geometrici-di-lorenzo-bocca-1949156/
http://www.patternprintsjournal.com/

lunedì 19 agosto 2013

Casa Malaparte a Capri

“La Casa Malaparte, come la pensò Libera, è una casa di riti e rituali, una casa che immediatamente ci riporta, con brivido, ai misteri e ai sacrifici egei: un gioco antico in una luce italiana. Ha a che fare con gli dei primitivi, e con le loro implacabili richieste. Con l’inghiottire pietre e foglie e restituirle come mare e cielo. Con lo scegliere il bene e il male, e con l’inevitabile pathos dell’errore. Con il vuoto delle caverne e l’inaccessibilità del sole. Con il rifiuto dell’astrazione e l’incanto lirico.” Così John Hejduk (architetto newyorkese, teorico della progettazione architettonica nel gruppo Five Architects con Eisenman, Graves, Gwathmey & Siegel e Meier) scriveva nel saggio “Casa come me” su Domus nel 1980, riportando alla luce l’interesse su un edificio la cui controversa realizzazione, avvenuta tra il 1938 e il 1942, vede come protagonisti il giornalista e scrittore Curzio Malaparte e l’architetto Adalberto Libera. Casa Malaparte sul Capo Massullo a Capri, la cui paternità ha diviso da tempo gli studiosi rendendone complessa l’attribuzione è una delle opere più straordinarie dell’architettura moderna del novecento.

bibliografia
John Hejduk, “Casa come me” in Domus n. 605, aprile 1980
Franco Purini, “Architettura senza architetto?” in Casabella n. 582, settembre 1991
Chiara Baglione, Angelo Broggi, Renata Codello, Marida Talamona, “La conservazione di Casa Malaparte” in Casabella n. 648, settembre 1997
Mario Ferrari, “Adalberto Libera, casa Malaparte a Capri, 1938-1942”, Ilios Editore, Bari, 2008

Nella Casa Malaparte è stato ambientato il film “il disprezzo” , dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, del 1963 con Brigitte Bardot e Michel Piccoli

http://www.youtube.com/watch?v=H-SYpoLrVwI

fotografie di: Lorenzo Bocca