martedì 19 aprile 2011

Fotovoltaico: così proprio no

fotovoiltaico sul tetto della scuola (foto L. Bocca)

Sono un fautore del fotovoltaico, da più di sei anni sul tetto della mia abitazione è installato un impianto che funziona benissimo. Credo nella diffusione capillare del fotovoltaico su tutti i nostri tetti.
Ma così proprio no: tre esempi.
Il primo, la scuola in cui insegno. Hanno lavorato per molti giorni per potere installare un impianto di parecchi Kw, tutti all'inizio erano un po perplessi e dubbiosi ma poi quando i dubbi sono svaniti, gli sprechi non si sono fatti attendere. Luci accese tutto il giorno (tanto c'è il fotovoltaico), computers in azione anche quando nessuno si siede di fronte per lavorare, le solite tende abbassate perchè il sole fuori è uno splendore ma sui banchi e sulle lavagne ha un grande effetto abbagliante. Perciò da a un lato si produce energia pulita e dall'altro si butta per spreco o per necessità.
Negli stessi giorni poi, prima del 15 aprile (data di spegnimento ufficiale delle caldaie) il sole ha avuto anche un effetto surriscaldante negli ambienti scolastici e tutti sono stati costretti ad aprire le finestre pur con la presenza dei caloriferi caldi!

Pannelli fotovoltaici a terra nel nostro territorio (foto L. Bocca)

Secondo esempio: nel nostro territorio sono spuntati i cosiddetti "campi fotovoltaici" con pannelli che poggiano su trutture in ferro direttamente fissate al terreno. Così capita che, se ti distrai per qualche giorno, sei convinto che su quel campo l'Imprenditore Agricolo prosegui nel suo lavoro, che è quello di coltivare i campi, in realtà ha cambiato mestiere trasformandosi in produttore di energia. A quale prezzo? Sottraendo, se ancora ce n'era bisogno (non bastavano le rotatorie, gli allargamenti stradali, le nuove zone industriali, gli ampliamenti residenziali, le cave, le infrastrutture sotterranee ecc. ecc.) altro terreno agricolo. Non ricordo quanti ettari di terreno ogni giorno in Lombardia sono sottratti alla coltivazione agricola per essere cementificati, ma sono tantissimi. Quando cominceremo a preoccuparci e porre un limite al cosiddetto sviluppo infinito? Non ci sono abbastanza tetti liberi sulle coperture delle strutture agricole o industriali esistenti per nuovi impianti fotovoltaici?

pannelli fotovoltaici su un capannone industriale (Foto L. Bocca)

Terzo esempio: pannelli fotovoltaici su un capannone industriale in una nuova zona produttiva sovracomunale. Fin qui niente da dire, solo che il capannone in questione (che occupa una superficie da me stimata di circa 12000 metriquadrati) non è stato realizzato per la necessità di creare una nuova struttura produttiva ma al solo scopo di offrire una copertura per potere installare un impianto fotovoltaico. Tutto naturalmente a tempo di record, cioè prima del 31 dicembre dello scorso anno, data di "scadenza" degli incentivi statali. L'uomo ha sempre costruito per necessità, oggi assistiamo (pur di rientrare ad ogni costo nei finanziamenti di legge) alla realizzazione di edifici inutili che, forse, in un prossimo futuro potranno essere utilizzati per la loro funzione.

Quindi:
1) si al fotovoltaico ed alla produzione di energia pulita
2) comunque no agli sprechi
3) si al fotovoltaico sulle coperture degli edifici esistenti
4) no al fotovoltaico che occupa suolo e terreno agricolo

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