lunedì 17 maggio 2010

« E quella fronte ch'a il pel così nero, / è Azzolino... » (Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto XII)


ricostruzione grafica del centro storico di Soncino (CR) con la collocazione della Tomba di Ezzelino da Romano (Lorenzo Bocca su precise indicazioni del Prof. Ermete Rossi, storico del Borgo Medioevale - china, matita, pastelli, aprile 2010)

Dante Alighieri nella Divina Commedia lo collocò all'Inferno, sommerso in un fiume di sangue, nel girone riservato a coloro che furono violenti contro il prossimo. E' Ezzelino da Romano, condottiero e dittatore longobardo.
"... È noto anche come Ecelino da Romano, signore della Marca Trevigiana, soprannominato il Feroce o il Terribile.
La famiglia degli Ezzelini o dei Da Romano giunse in Italia dalla Germania tra il X e XI secolo. Si stabilì prima a Onara, attuale frazione di Tombolo dove fece costruire un castello e, dal 1199, a Romano, un borgo nelle vicinanze di Bassano del Grappa che dal 20 novembre 1867, dopo l'unità d'Italia, per non venir confuso con l’omonimo lombardo e piemontese, prese il nome di Romano d'Ezzelino. Grazie alle sue abilità politico militari, Ezzelino III estese il suo dominio su Trento, Belluno, Vicenza, Verona, Bassano, Padova e Brescia, creando una sorta di signoria. Nel 1233 Ezzelino da Romano distrusse il castello di Caldiero, in provincia di Verona, esistente sul Monte Rocca. L'imperatore nel 1236 gli concesse una guarnigione per metterlo al sicuro dai moti e dalle minacce popolari che serpeggiavano nei domini soggetti agli Ezzelini. Lo stesso anno Federico saccheggiò Vicenza e ne dette il governo a Ezzelino, il quale, nel 1237, si fece consegnare anche Padova, città molto più forte, più ricca e potente delle due che già controllava. Per domare questa città, che era avvezza a tutte le libertà dei regimi popolari, fece arrestare tutti coloro che per cultura, per casato e per benemerenze avevano acquistato la stima della cittadinanza. Ordinò che le case dei carcerati e dei fuoriusciti fossero rase al suolo e che i giovani rimasti in città dovessero entrare in corpi di leva, per non sfuggire al suo controllo e alla terribile disciplina del "mestiere delle armi".
Dopo la vittoria di Cortenuova (BG), contro i comuni lombardi guidati dal podestà milanese Pietro Tiepolo, il 27 novembre 1237, Federico gli dette in sposa una sua figlia naturale, Selvaggia, che morì giovanissima. Ezzelino III in seguito si risposò altre due volte.
La morte nel 1250 di Federico II non comportò la fine di Ezzelino III. Accusato di efferatezze e di eresia, nel 1254 fu scomunicato da papa Alessandro IV, al secolo Rinaldo Segni, grande avversario della fazione ghibellina, che sperava di sbarazzarsi in tal modo di un formidabile ostacolo alla sua politica anti-imperiale. Nel mese di marzo 1256 Azzo VII, podestà a vita di Ferrara, ricevette da Filippo, arcivescovo di Ravenna, l'incarico di condurre una "crociata" contro Ezzelino, padrone assoluto di Verona, Vicenza, Padova, Feltre e Belluno, mentre Treviso era sotto il dominio di suo fratello Alberico. Solo Trento, conquistata da Ezzelino III nel 1241, era nel frattempo riuscita stabilmente a liberarsi nel 1255. Alla "crociata" contro Ezzelino III parteciparono, partendo dalla Torre delle Bebbe, il presidio veneziano i soldati di Venezia, Bologna, Mantova, il conte di San Bonifacio e molti altri signori. Mentre Ezzelino era occupato nella conquista di Brescia, i "crociati" di Azzo VII si impadronirono il 19 giugno 1256 di Padova, anche perché Ezzelino, diffidando dei 10.000 padovani coscritti nelle sue milizie, li aveva fatti chiudere dapprima nell'anfiteatro di Verona, poi a piccoli gruppi nelle prigioni dei suoi vari domini e in pochi giorni se ne era disfatto, lasciandone uno solo in vita. I "crociati" dal canto loro non seppero profittare del loro vantaggio nel corso della prima fase della guerra contro Ezzelino III, perché le loro forze erano sparse e i loro signori divisi. Per ben due anni si trascinò pertanto una guerra di agguati e di mischie sanguinose, durante i quali Ezzelino III riuscì a impadronirsi di Brescia nel 1258.
Le amicizie e le alleanze sulle quali Ezzelino III da Romano contava, gradatamente gli vennero comunque meno e se il fratello (con cui era entrato in litigio nel 1239) si riaccostò a lui, vecchi alleati e amici - come Oberto II Pallavicino - finirono col raggiungere le file dei "crociati", promettendo danaro e uomini per abbattere il tiranno. Ghibellini e guelfi si trovarono così uniti e una peculiare alleanza fu dunque stretta tra le due fazioni l'11 giugno 1259. Che le ragioni dello scontro fossero però essenzialmente politiche ce lo dimostra il fatto che Ezzelino fosse invocato dai ghibellini di Milano per contrastare i guelfi. Passò pertanto l'Oglio e l'Adda con un forte esercito, per tentare di impadronirsi di Monza e di Trezzo. Il popolo milanese a sua volta rispose armandosi e andandogli incontro. Oberto II Pallavicino a capo dei cremonesi, il marchese d'Este a capo dei ferraresi e dei mantovani, si impadronirono di Cassano d'Adda e tagliarono ogni possibilità di ritirata a Ezzelino. Ezzelino III fu quindi sconfitto dopo una strenua battaglia a Cassano d'Adda il 27 settembre del 1259 dalla lega guelfa di Azzo VII d'Este e morì pochissimo tempo dopo, a 65 anni di età, in seguito alle gravi ferite riportate. Catturato e portato a Soncino (CR), spirò così come era vissuto: rifiutando sacramenti e medicine. Strappatesi le fasciature, morì dissanguato, senza alcuna pietà neppure per se stesso..."
note tratte da wikipedia
visitare anche il sito http://www.ezzelinodaromano.it/

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