lunedì 31 maggio 2010

Collaudo della cucina solare in cartone




Confesso che qualche giorno fa ero veramente abbattuto dopo avere provato, con scarsi risultati, la nuova cucina solare in cartone. Su questo modello, i miei studenti delle classi terze hanno realizzato le loro, almeno una trentina.
Ci mancava anche il parente Ingegnere, una specie di tuttologo, a dirmi che avrei dovuto calcolare il punto di fuoco della parabola e che comunque la superficie riflettente era modesta per potere riscaldare adeguatamente l'acqua.
In effetti, dopo almeno tre tentativi, l'acqua arrivava ad un massimo di 42 gradi, anche dopo più di tre ore di esposizione al sole! Addio pranzo solare quindi? No, la soluzione c'è, basta capire dov'è il problema. Nella pentola! Sin ora avevo utilizzato comuni pentole in alluminio che naturalmente invece che assorbire il calore del sole, lo riflettevano. Anche con un comune coperchio, la cosa non cambiava. Ho provato allora oggi con una pentola molto più larga e bassa, nera, con superficie antiaderente e coperchio di vetro. E devo dire che funziona. Dopo solo mezz'ora l'acqua aveva raggiunto una temperatura di 45 gradi ed ha continuato a salire in modo costante, pronta per buttare la solita pasta.
Quindi tranquilli: il pranzo solare, tempo permettendo, si farà!

Marinetti/Sartoris

Filippo Tommaso Marinetti e Alberto Sartoris a Ginevra nel 1933
Cappella/bar futurista - quest'opera segna l'adesione di Sartoris al Movimento Futurista nel 1928 - "da una parte si prega, dall'altra si beve", (testimonianza diretta di Sartoris a Bocca) - ricostruzione al computer a cura di L.Bocca, 2007
Alberto Sartoris a Ginevra nel 1930, ritratto ad olio del pittore svizzero Emile Chambon - Sulla giacca Sartoris porta la "F", stemma di adesione al furismo. Lo stemma era posseduto solo da Sartoris, Marinetti, Balla, Fillia e Prampolini (testimonianza diretta di Sartoris a Bocca)
Monumento a Marinetti, Milano, 1959, ricostruzione al computer di L. Bocca, 30 maggio 2010

Lo scorso anno sono stati celebrati 100 anni dalla nascita del Movimento Futurista: al centro delle celebrazioni la imponente figura del Poeta Filippo Tommaso Marinetti.
Il mio modesto contributo è nel legame che l'ha unito, a partire dal 1928 all'amico Architetto Alberto Sartoris, figura di spicco del Movimento Moderno del secolo scorso.
Nel Collaudo al libro di Sartoris "Gli elementi dell'Architettura Funzionale" del 1941, Marinetti scrive: "Sono più che mai convinto che ampia voce in materia d'arte va data a coloro che assommano una già provata capacità creatrice una passione artistica taleda escludere invidia e cattiveria nel giudicare e una conoscenza accurata di tutte le opere significative del mondo. Sono pochi questi e vanno quindi messe in quarantena le opinioni di molti che armati di mediocre o grande impegno assommano invece intelligenza critica scettico-pessimista incapacità creativa e ignoranza delle opere d'arte significative. L'architetto Alberto Sartoris fa parte dei pochi e il pubblico europeo come il pubblico americano seguono da tempo il suo spirito che da Roma a Milano a Torino a Como passando dalla Germania alla Francia alla Spagna all'Inghilterra all'America Latina per ritornare attraverso la Svizzera va precisando in conferenze libri ed articoli le concezioni i compiti le volontà e le realizzazioni della ormai importantissima nuova architettura mondiale. Mentre orizzontalmente egli perlustra esamina constata corregge l'impulso futurista suo libero da ogni pressione del passato ascensionalmente arricchisce il cielo divenuto per virtù di macchine pesanti consanguineo fiato colorato mediante architetture sorprendenti per invenzione e perfezione..."

domenica 30 maggio 2010

Appunti di viaggio: Palazzo Te a Mantova di Giulio Romano




dal tacquino di viaggio di L. Bocca
1) Quando ci si pone davanti alla facciata di Palazzo Te, non si sa bene se il piano terreno ed il mezzanino formino una unità, quindi una unica struttura verticale o se si stratti di due piani distinti
2) Nella facciata sul cortile interno si accentua l’effetto del piano unico
3) Intevengono numerosi fattori ad esasperare il senso di incertezza e di inquietudine
4) gli intervalli tra le colonne in facciata non sono uguali
5) il bugnato qua e la viene interrotto arbitrariamente per suscitare l’impressione dell’improvvisato e del non finito
6) nella trabeazione un triglifo su tre si prolunga fino a pendere tra le colonne, scavalcando l’architrave. Si ha l’impressione che qualcosa sia andato fuori posto
7) il fronte e l’ingresso principale forma un angolo di 90 gradi con l’asse del fronte verso il giardino
8) nel cortile interno il timpano triangolare delle finestre ha le parti superiori che non si toccano al vertice
9) all’interno, tra il Salone dei Cavalli e la Camera delle Aquile viene proposto per tre volte l’asse virtuale porta/camino
10) L’introduzione alla Sala dei Giganti è data da una “infilata” di tre porte consecutive.

“Il manierismo è radicalmente ARTE. Trasforma tutto quello che è naturale in artificiale. Tutto quanto è genuino, spontaneo, immediato e voce della natura viene distrutto e trasformato in prodotto artistico, ormai estraneo alla natura. L’Architettura, tra le arti visive la più lontana dalla natura e dalla imitazione, con il Manierismo aumenta il proprio carattere astratto ed il distacco dalla natura” Arnold Hauser

I detrattori di Giulio Romano

“Spaventevole e terribile la scena dei Giganti” Vasari, 1557
“Il Lutero dell’Arte” Beaufort, 1839
“Angoscia, forma disturbata, forma non compiuta, catastrofe della forma, disarmonia portata fino all’incubo” Gombrich, 1934
“Vera negazione dell’armonia raffaellesca” Paccagnini. 1957
“Artigiano e mediocre architetto” Bonelli, 1960

venerdì 28 maggio 2010

Grande soddisfazione!










Dopo una intera e faticosa giornata a scuola, conclusa con i soliti Consigli di Classe “fiume”, un po’ di soddisfazione con queste immagini del plastico del quartiere progettato e realizzato dai ragazzi di 2B, 2C e 2D. Alcuni di loro si sono occupati del progetto degli edifici residenziali concentrandosi sui calcoli della superficie massima e del volume massimo realizzabili su ogni singolo lotto. Altri hanno progettato una palestra per 400 spettatori ed infine alcuni di loro hanno progettato un cinema-teatro per 300 persone.

giovedì 27 maggio 2010

Ecco cosa possono fare due tubi!


Nel 1936 Franco Albini inserisce nella "stanza per uomo" alla VI Triennale di Milano, una lampada a parete formata da due semplici tubi curvati. Il tubo attaccato alla parete descrive un semicerchio e ad ogni posizione di questo l'altro tubo può descrivere cerchi o porzioni di cerchi. La lampada può assumere quindi tutte le posizioni all'interno del semicerchio avente come raggio la somma dei due tubi.

Ecco cosa possono fare due tubi!

mercoledì 26 maggio 2010

Corrado Levi - 18 modi di progettare ad arte

progettare con errori - tavola eseguita nel corso di Progettazione Architettonica tenuto da C. Levi - L. Bocca (1985)
Corrado Levi è stato mio Professore di Composizione Architettonica al Politecnico di Milano negli anni 80. Sono debitore verso le sue lezioni che mi hanno aperto la mente e la strada verso nuovi orizzonti e conoscenze, andando oltre i concetti classici della progettazione. Con lui ho scoperto Escher, Alighiero Boetti, Erik Satie, Lewis Carrol, De Pisis, Carla Accardi, Pessoa, Franco Albini e tanti altri. Bastavano poche parole di Levi, o solo la sua presenza o l'incontro con Artisti che presentavano il loro lavoro a noi studenti (potevano essere designer, pittori, prestigiatori, disk jockey o parrucchieri di tendenza, non importava) per ricevere nuovi stimoli da inserire nei nostri progetti. Levi aveva la capacità di suscitare in noi interesse anche dalla disposizione casuale di mozziconi di sigarette sul pavimento o da una macchia di umidità sul muro. A conclusione del corso dovevamo progettare un oggetto architettonico volutamente con errori. Io scelsi di recuperare Villa Savoye di Le Corbusier che inserii su nuovi pilotis a forma dell'uomo modulor dello stesso Le Corbusier ma totalmente sproporzionati rispetto alle sue rigide dimensioni. In basso un collage di monumenti a formare la città storica e sullo sfondo una pioggia di numeri, quelli della serie rossa e serie blu del modulor. In cima, oltre Villa Savoye, un mare pieno di barche. Ricordo ancora che un giorno, una domenica da neolaureato, rividi Levi seduto sui gradini di una Chiesa a Genova attorniato dai suoi nuovi studenti. Tutti erano attratti e rapiti dal suo discorso e la cosa mi emozionò tantissimo.
Si preannuncia quindi molto interessante la mostra "Corrado Levi - 18 modi di progettare ad arte" che si aprirà il prossimo 9 giugno al GAMeC (Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo) dedicata a Corrado Levi, figura poliedrica e multidisciplinare dell’arte e della cultura italiana. Artista, Architetto, Scrittore e Critico, Corrado Levi ama definirsi "italiano di plurima formazione: allievo, come architetto, di Franco Albini e Carlo Mollino, come scrittore di Karl Kraus e di Erik Satie, come artista di molte generazioni di artisti, dall’Arte Povera di cui imparo il linguaggio, alla Transavanguardia a cui rubo la libertà, ai graffiti di cui invidio la strada, e molti altri”. E' la prima mostra a lui dedicata da una istituzione museale "...in cui le opere mostrano possibilità nuove con cui impostare l’arte e la progettazione in senso lato, lasciandosi influenzare da altre suggestioni; progetti densi di attenzioni funzionali e accortezze costruttive; progetti fatti “ad arte” e “arte progettata”; lavori che guardano con attenzione al linguaggio del corpo, tra erotismo e humour; opere come invenzioni produttive, messe in gioco per realizzare quelle idee. Opere che partono anche dagli errori, che non dimenticano di inserire indizi o depistaggi, per regalare nuove chiavi di lettura o portare lontano dall’immediata comprensione; che trovano soluzioni attraverso una teoria di variazioni, sperimentando tutte le possibilità a portata di matita, pennello, scultura, istallazione, modello o azione. Opere che si guardano intorno, rispettando il contesto, le preesistenze, la natura; che alludono, suggeriscono, rimandano, tra sorriso e sogno; progetti in cui, alle volte, la scelta primaria è quella di non scegliere, lasciando vincere il caso, dopo averlo compreso..." (tratto dalla presentazione sul sito www.gamec.it).

lunedì 24 maggio 2010

Ci sarà bisogno di


Ci sarà bisogno di eliminare quanto di falso e superfluo si annida in te: di spogliarti di tutto coraggiosamente, delle vesti false e ingannevoli che hai portato sino ad ora: e quindi, pulito e purificato, capire che calpesti il terreno bruciante della realtà. Quanto falsi ti appariranno allora quei lavori positivi che servivano prima a trarti in inganno con la fama e ti gratificavano con la stima esteriore! Quanto appariranno sbiaditi – cibo pronto per il tempo vorace! E quanto invece, d’altronde, i risultati effettivi che hai ottenuto; per quanto piccoli sono splendidi e luminosi.

Dimitris Pikionis Archietto

domenica 23 maggio 2010

Guardiamoci dentro

l’ingresso del mio studio - uno sguardo all'interno, alla ricerca di qualcosa

"L’Architettura batte oggi le strade come una prostituta perché ottenere un incarico è divenuto il fine più importante. In Architettura l’incarico dovrebbe trovare la persona e non la persona l’incarico. Nel campo dell’arte persona e incarico sono compagni; tra loro nulla può essere venduto o comperato"
Frank Lloyd Wright

Il ponte di Langlois

Il quadro di Van Gogh (foto L. Bocca)
il ponte oggi (foto L. Bocca)

Il ponte di Langlois è il nome di una serie di quadri dipinti tra il 1888 e il 1889 da Vincent Van Gogh durante il soggiorno ad Arles, in Provenza, dove il pittore s'era recato "alla ricerca del sole e di sè stesso".

sabato 22 maggio 2010

Piccoli annunci

da dove si affaccerà il proprietario?
(ricostruzione di un disegno di Erik Satie a cura di Anita, classe 3D)

mostruosa
BASILICA
genere gotico
tutta di ghisa
"NOSTRA-SIGNORA-DEL-MONDO"
80 volte il Panteon!!!
dono del genero del diavolo
ha un cattivo prete
Visita: 1 franco

Paese
medioevale privato
di fantasia, cintato
da alte mura

Parcella di Parco &
enorme & grossolao
CASTELLO genere molto moderno
XIII secolo tutto di ghisa.
Mobilio severo.
(abbandonato)

IN VENDITA: bel forte
declassato costruito da Vauban.
Tripla cinta, grandi
caserme. Cappella.
Alberi secolari, due stagni,
delizioso fiume,
vasti pezzi di terra attigui
& circondanti il detto forte.

Signorile
CHALET svizzero,
tutto di gres
ricco giardino
& tre ville normanne
d'un gusto squisito

(Erik Satie)

venerdì 21 maggio 2010

Max Bill: struttura compositiva

Il quadro riprodotto da Micol (classe 2C)
I quattro quadrati che compongono la tela di Max Bill
Ricostruzione della tela di Max Bill
Il quadro diventa tridimensionale:
i triangoli colorati acquistano altezze diverse, lasciando il vuoto in corrispondenza dei quadrati bianchi
Il quadro diventa tridimensionale: i quadrati bianchi acquistano altezze diverse, i triangoli colorati rimangono fissi al suolo

C'è una composizione di Max Bill che ha catturato la mia attenzione.
La forma base è il quadrato, una forma semplice, simmetrica. Il quadrato della tela di Max Bill è diviso in quattro quadrati. Ogni quadrato contiene un quadrato bianco contornato da triangoli gialli, verdi, rossi e blu. I quadrati bianchi ruotano e si rimpiccioliscono, disegnando una ipotetica spirale.
(ricostruzioni al computer di L. Bocca)

giovedì 20 maggio 2010

Pensieri e Consigli

Benchè le nostre informazioni siano false, noi non le garantiamo

L'uomo pretende di essere stato creato ad immagine di Dio.
E' possibile, dopo tutto

Se mi ripugna dire a voce alta quel che penso sottovoce, è unicamente perchè non ho la voce abbastanza forte

Non respirate mai senza aver fatto prima bollire la vostra aria

Erik Satie (1866-1925)

Simpaticissimo!


nessuna magia,

niente gas ed elettricità,

only the power of the sun!

mercoledì 19 maggio 2010

Meditazione

Il Poeta è rinchiuso nella sua vecchia torre
Ecco il Vento
Il Poeta medita, senza parere
D'un tratto ha la pelle d'oca
Come mai?
E' il Diavolo!
No, non è Lui; è il Vento, il Vento del Genio
che sta passando
il Poeta ne ha abbastanza di Vento!
Sorride maliziosamente, mentre il suo cuore
piange come un salice
ma il Genio è lì!
Lo sta guardando con occhio storto:
l'occhio di vetro
E il poeta si fa piccolo piccolo e arrossisce
Non può più meditare:
ha un'indigestione!
Una terribile indigestione di brutti versi liberi (1)
e di disillusioni amare

(1) l'espressione francese vers blancs significa tanto "versi liberi" quanto "vermi bianchi"

Erik Satie, Quaderni di un mammifero, Adelphi, 1980

martedì 18 maggio 2010

Ricordi delle Medie

Conservo ancora gelosamente questo piccolo quadretto realizzato alle Medie. Il mio Professore era un grande Maestro Ebanista.

Quel freddissimo inverno


Sono da poco ritornato da un incontro con la scrittice Ida Boni. Alla Galleria d'arte Daniela Rallo a Cremona, Ida Boni ha presentato il suo ultimo libro, "Quel freddissimo inverno". Una grande casa sul Lago di Ledro dove si accumulano ricordi ed emozioni legati alla seconda guerra mondiale. La casa è la vera protagonista della storia, una casa contenitore di ansie, al centro di passioni, contestazioni, ripetuti litigi e dolorose separazioni. Il ricordo che riaffiora non è legato a grandi eventi, ma a piccoli gesti, episodi insignificanti come un tuffo nel lago di Ledro. Il libro termina così:

"...La precaria zolla di terra dove sembrava essere approdata. Chi ti ha portato in quest'isola circondata sui due lati dalla corrente? In questo modo suonavano le parole scritte su un papiro che era appartenuto al Medio Regno. Una zolla di terra con i lembi che tendevano a sgretolarsi precipitando nell'acqua, sempre più erodendo quel precario appoggio. L'unico elemento di certezza, tra tante ricorrenti incertezze, rimaneva allora il ricordo di quel lungo freddissimo e lontano inverno, di quell'estate breve e in se stessa fugace e di quel commiato, dal lago, dalla valle - come in un rito di passaggio - da quei mesi per lei decisivi in cui aveva in fine preso coscienza di sè e del proprio corpo, forse anche del fatto che non può esserci effettiva crescita senza distacchi e dolore. Il ricordo di sè e di quanto l'aveva circondata: la sinfonia dei verdi e dei blu, l'incommensurabile profondità del cielo, il moto regolare delle costellazioni, di tutto quel mondo ordinato e bello che coincideva con il cosmos, secondo la dizione dei Greci, del quale aveva acutamente avvertito la realtà come mai più le sarebbe accaduto. Erano usciti, lei e Cino, dal portone sin da allora un pò sbrecciato e si erano avviati verso il lago in quel mattino che ricordava luminoso, uno dei tanti mattini capaci ogni volta di ripetere il miracolo della creazione. Avevano svoltato a sinistra, imboccato la strada che conduceva a quella parte di lago priva di case e, allora, anche delle troppe villette che sarebbero seguite. Il primo a tuffarsi era stato Cino. Era rimasta da sola, immersa nella luce, avvolta dalle prime folate fresche dell'Ora che provenendo dalla spaccatura della strada del Ponale tendeva a rompere lo specchio continuo delle acque, rendendole mobili e scintillanti. Seppure con maggiore riluttanza anche lei aveva finito con l'immergersi in quella rutilante meraviglia - gemme, pietre preziose profuse senza risparmio da quella luce azzurrata - ed era stato come venire avviluppata da un universo intriso di silenzio, lei stessa divenuta parte integrante di un mondo, almeno per un istante, perfetto. Si era rovesciata sul dorso, il viso rivolto verso la carezza ancora intensa del sole, un istante unico e che non era stata in grado di capire che sarebbe stato, in sè, non più ripetibile. Lentamente, per allontanarsi dalla riva, aveva mosso le braccia all'indietro e, ogni volta che alzava un braccio verso l'alto, miriadi di gocce lucenti, tanti piccoli diamanti, scorrevano sulla pelle mutata dalla vampa dell'estate. Un momento isolato, sottratto alla catena di cause ed effetti quella stessa che costituisce la trama di ogni destino e che si era rifiutato di finire e, in un certo senso, mai era finito: travalicando i decenni, proiettandosi sino a raggiungere l'oggi. Senza sapere che il resto, tutto il resto, non avrebbe potuto essere in se stesso che ininfluenete; una corsa breve, stranamente raccorciata e priva di veri appigli, sino a raggiungere quel suo troppo incerto presente."

lunedì 17 maggio 2010

Il deserto

"A circa trecento o quattrocento metri dalla Piramide, mi inchinai, presi un pugno di sabbia, lo lasciai cadere silenziosamente un po' più lontano e dissi a bassa voce:
Sto modificando il Sahara.
Il fatto era minimo, ma le non ingegnose parole erano esatte e pensai che era stata necessaria tutta la mia vita perchè io le potessi dire. Il ricordo di quel momento è uno dei più significativi della mia permanenza in Egitto."
Jorge Luis Borges, "Atlante", Arnoldo Mondadori Editore, 1985.

Senza parole, solo vertigini

« E quella fronte ch'a il pel così nero, / è Azzolino... » (Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto XII)


ricostruzione grafica del centro storico di Soncino (CR) con la collocazione della Tomba di Ezzelino da Romano (Lorenzo Bocca su precise indicazioni del Prof. Ermete Rossi, storico del Borgo Medioevale - china, matita, pastelli, aprile 2010)

Dante Alighieri nella Divina Commedia lo collocò all'Inferno, sommerso in un fiume di sangue, nel girone riservato a coloro che furono violenti contro il prossimo. E' Ezzelino da Romano, condottiero e dittatore longobardo.
"... È noto anche come Ecelino da Romano, signore della Marca Trevigiana, soprannominato il Feroce o il Terribile.
La famiglia degli Ezzelini o dei Da Romano giunse in Italia dalla Germania tra il X e XI secolo. Si stabilì prima a Onara, attuale frazione di Tombolo dove fece costruire un castello e, dal 1199, a Romano, un borgo nelle vicinanze di Bassano del Grappa che dal 20 novembre 1867, dopo l'unità d'Italia, per non venir confuso con l’omonimo lombardo e piemontese, prese il nome di Romano d'Ezzelino. Grazie alle sue abilità politico militari, Ezzelino III estese il suo dominio su Trento, Belluno, Vicenza, Verona, Bassano, Padova e Brescia, creando una sorta di signoria. Nel 1233 Ezzelino da Romano distrusse il castello di Caldiero, in provincia di Verona, esistente sul Monte Rocca. L'imperatore nel 1236 gli concesse una guarnigione per metterlo al sicuro dai moti e dalle minacce popolari che serpeggiavano nei domini soggetti agli Ezzelini. Lo stesso anno Federico saccheggiò Vicenza e ne dette il governo a Ezzelino, il quale, nel 1237, si fece consegnare anche Padova, città molto più forte, più ricca e potente delle due che già controllava. Per domare questa città, che era avvezza a tutte le libertà dei regimi popolari, fece arrestare tutti coloro che per cultura, per casato e per benemerenze avevano acquistato la stima della cittadinanza. Ordinò che le case dei carcerati e dei fuoriusciti fossero rase al suolo e che i giovani rimasti in città dovessero entrare in corpi di leva, per non sfuggire al suo controllo e alla terribile disciplina del "mestiere delle armi".
Dopo la vittoria di Cortenuova (BG), contro i comuni lombardi guidati dal podestà milanese Pietro Tiepolo, il 27 novembre 1237, Federico gli dette in sposa una sua figlia naturale, Selvaggia, che morì giovanissima. Ezzelino III in seguito si risposò altre due volte.
La morte nel 1250 di Federico II non comportò la fine di Ezzelino III. Accusato di efferatezze e di eresia, nel 1254 fu scomunicato da papa Alessandro IV, al secolo Rinaldo Segni, grande avversario della fazione ghibellina, che sperava di sbarazzarsi in tal modo di un formidabile ostacolo alla sua politica anti-imperiale. Nel mese di marzo 1256 Azzo VII, podestà a vita di Ferrara, ricevette da Filippo, arcivescovo di Ravenna, l'incarico di condurre una "crociata" contro Ezzelino, padrone assoluto di Verona, Vicenza, Padova, Feltre e Belluno, mentre Treviso era sotto il dominio di suo fratello Alberico. Solo Trento, conquistata da Ezzelino III nel 1241, era nel frattempo riuscita stabilmente a liberarsi nel 1255. Alla "crociata" contro Ezzelino III parteciparono, partendo dalla Torre delle Bebbe, il presidio veneziano i soldati di Venezia, Bologna, Mantova, il conte di San Bonifacio e molti altri signori. Mentre Ezzelino era occupato nella conquista di Brescia, i "crociati" di Azzo VII si impadronirono il 19 giugno 1256 di Padova, anche perché Ezzelino, diffidando dei 10.000 padovani coscritti nelle sue milizie, li aveva fatti chiudere dapprima nell'anfiteatro di Verona, poi a piccoli gruppi nelle prigioni dei suoi vari domini e in pochi giorni se ne era disfatto, lasciandone uno solo in vita. I "crociati" dal canto loro non seppero profittare del loro vantaggio nel corso della prima fase della guerra contro Ezzelino III, perché le loro forze erano sparse e i loro signori divisi. Per ben due anni si trascinò pertanto una guerra di agguati e di mischie sanguinose, durante i quali Ezzelino III riuscì a impadronirsi di Brescia nel 1258.
Le amicizie e le alleanze sulle quali Ezzelino III da Romano contava, gradatamente gli vennero comunque meno e se il fratello (con cui era entrato in litigio nel 1239) si riaccostò a lui, vecchi alleati e amici - come Oberto II Pallavicino - finirono col raggiungere le file dei "crociati", promettendo danaro e uomini per abbattere il tiranno. Ghibellini e guelfi si trovarono così uniti e una peculiare alleanza fu dunque stretta tra le due fazioni l'11 giugno 1259. Che le ragioni dello scontro fossero però essenzialmente politiche ce lo dimostra il fatto che Ezzelino fosse invocato dai ghibellini di Milano per contrastare i guelfi. Passò pertanto l'Oglio e l'Adda con un forte esercito, per tentare di impadronirsi di Monza e di Trezzo. Il popolo milanese a sua volta rispose armandosi e andandogli incontro. Oberto II Pallavicino a capo dei cremonesi, il marchese d'Este a capo dei ferraresi e dei mantovani, si impadronirono di Cassano d'Adda e tagliarono ogni possibilità di ritirata a Ezzelino. Ezzelino III fu quindi sconfitto dopo una strenua battaglia a Cassano d'Adda il 27 settembre del 1259 dalla lega guelfa di Azzo VII d'Este e morì pochissimo tempo dopo, a 65 anni di età, in seguito alle gravi ferite riportate. Catturato e portato a Soncino (CR), spirò così come era vissuto: rifiutando sacramenti e medicine. Strappatesi le fasciature, morì dissanguato, senza alcuna pietà neppure per se stesso..."
note tratte da wikipedia
visitare anche il sito http://www.ezzelinodaromano.it/

domenica 16 maggio 2010

Nuova decorazione parietale







progetto e rendering di: Arch. Lorenzo Bocca

Il progetto di sovralzo di una terrazza, quella della Scuola Primaria Andreana di Orzinuovi, è l'occasione per realizzare una nuova decorazione parietale geometrica.

sabato 15 maggio 2010

I modelli della Steltman Chair di G.T. Rietveld



In terza D molti alunni hanno terminato il modello in cartoncino della famosa sedia di Rietveld. Rimango stupito e incantato della loro bravura. Mossi da passione e serietà, hanno saputo ancora una volta farmi emozionare.
Grazie ragazzi.

giovedì 13 maggio 2010

Hammond che passione


L'organo Hammond è la mia passione. Mi piace il suono, l'atmosfera che riesce a ricreare, le infinite possibilità armoniche. Il mio Hammond M100 del 1967 però avrebbe bisogno di mani esperte per emettere suoni decenti. Ci vorrebbe un Jimmy Smith, un Joey De Francesco, una Barbara Dennerlein.

mercoledì 12 maggio 2010

Mani che lavorano


Sono quelle dei ragazzi di 2D che stanno realizzando il modello in cartoncino di un cinema-teatro per trecento persone. E' previsto anche il bar-ristorante-pizzeria esterno. Un aperitivo prima ed una pizza dopo lo spettacolo.