venerdì 26 marzo 2010

Guardiamo giardini e strade...


(veduta della Città di Firenze, disegno a china, Lorenzo Bocca, 1978)

Ho ritrovato un vecchio articolo di Francesco Alberoni (sociologo, giornalista, scrittore), pubblicato più di quindici anni fa sul Corriere della Sera, lo avevo ritagliato e conservato, mi aveva fatto riflettere sulla bellezza delle nostre città. Mi emoziono davanti alle piccole e grandi opere che l’uomo ha saputo e saprà costruire. Qual è il destino delle nostre città, dei nostri paesi? E’ nelle nostre mani, sta nel nostro gusto, nel nostro giudizio.
(ringrazio il Prof. Alberoni per avermi autorizzato alla pubblicazione dell'articolo)

Guardiamo Giardini e Strade per giudicare i politici
Di Francesco Alberoni
L’unica misura del valore e della grandezza di una civiltà è rappresentata dai prodotti artistici che ci ha lasciato, dalla bellezza. Anche la scienza, anche la filosofia, anche le forme di governo, tutte le manifestazioni della cultura, dell’ingegno, della moralità, alla fine si oggettivano nella bellezza.
Per capire se è stata Atene o Sparta il centro culturale della Grecia, basta guardare cos’è rimasto di loro. Di Sparta non è rimasto nulla. Di Atene sono rimaste le opere immortali dei suoi tragici, di Platone, di Aristotele e l’Acropoli.
Guardate il Prato dei Miracoli a Pisa, col Camposanto Vecchio, il Duomo, il Battistero, la Torre. Capolavori di bellezza sublime, edificati nell’undicesimo secolo, quando attorno la gente viveva ancora in capanne di fango. O Venezia, o Firenze, o Siena. E allora comprendiamo che le poche migliaia di persone che abitavano quelle città avevano una capacità creativa cento, mille volte superiore a quella dei loro vicini senza storia. Che essi soli, in un oceano di barbarie, stavano costruendo la civiltà moderna.
Quei bianchi monumenti di pietra condensano in se la conoscenza del mondo dei naviganti, il loro coraggio e la loro fede, la loro superiorità tecnologica, la loro superiore vita democratica.
Anche oggi, se volete giudicare una civiltà, una classe politica, una elite culturale, guardate ai prodotti artistici, alla bellezza che essi hanno prodotto. Se non trovate nulla di bello, di sublime, se incontrate solo mediocrità e squallore, allora vuol dire che quella gente non valeva nulla e non ha fatto niente.
Prendete l’esempio di Palermo. Guardate a come è stata ridotta, i vecchi stupendi palazzi del centro in rovina, e attorno orribili casoni d’abitazione che sembrano la periferia di Torino. Ebbene, questa bruttezza è il prodotto dell’incultura della mafia, della sua brutalità.
La mancanza di gusto non è un fatto estetico, è un fatto morale. Il brutto è l’oggettivazione di un animo avido e meschino. Di una mentalità senza fantasia e senza slancio. Di gente invidiosa, diffidente, che non sa scegliere i suoi artisti e i suoi architetti. Di gente che ha paura dell’intelligenza, della creatività, del genio. Di gente che disprezza il popolo e che ne coltiva solo gli impulsi peggiori. Brutto è tutto ciò che nasce da elite ignoranti e malvage.
In Italia, in questi anni, è stata colpita la corruzione, è stata rinnovata la classe dirigente del Paese. Però, per dare un giudizio al suo valore, non dobbiamo soltanto guardare ciò che farà nel campo dell’occupazione e del risanamento economico dello Stato. Dobbiamo osservare i suoi atti simbolici, le sue aggettivazioni culturali, artistiche, il suo gusto, il suo stile.
Guardate come sono tenute le strade, come sono curate le piazze. Guardate come sono curati i monumenti storici, i giardini. Guardate le fontane. Guardate l’amore per l’università, le biblioteche, i musei. Provate a immaginare di essere ancora i cittadini di Pisa, di Firenze, di Venezia all’epoca del loro massimo splendore, con lo stesso gusto esigente, con la stessa volontà di eccellere, di perfezione. Di vivere all’epoca in cui ogni cosa, anche un ospizio, anche un albergo, anche un ospedale, doveva essere un’opera d’arte.
Provate a giudicare i vostri nuovi uomini politici con la stessa mente aperta, esigente di allora. Consapevoli che tutto dipende solo dal vostro gusto, dal vostro rigore, dal vostro responsabile giudizio.

2 commenti:

  1. wow prof..era un genio arkitettoniko già da giovine!!!!!

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  2. Il disegno della veduta di Firenze l'ho fatto al ritorno da una gita scolastica. Mi ricordo che anche dopo una bellissima gita scolastica a Venezia avevo disegnato con il carboncino alcune vedute della città sulle pareti del nostro garage.

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