domenica 28 marzo 2010

Angelo Giuseppe Bertolio - Archistruttura d'Artista

Composizione - 1994 (collezione privata)

i moduli compositivi di Bertolio
Composizione - 1988 (collezione privata)
decorazioni parietali del Nuovo Bocciodromo di Soresina (CR)
in collaborazione con l'Arch. Lorenzo Bocca - 1991
Angelo Giuseppe Bertolio nasce a Mornago nel 1934. I suoi interessi artistici si concretizzano a partire dalla fine degli anni sessanta quando comincia a focalizzare la sua attenzione ai principi della creazione geometrica e modulare. Studia le forme primarie, quadrati, triangoli, cerchi e le loro architetture da cui sviluppa opere bidimensionali e tridimensionali. Nel 1976 arriva alla Architettura totale di un quadrato e nasce il modulo che gli permette di ottenere un numero illimitato di forme archetipe. Con gli anni ottanta esplora il cosiddetto Razionale-Irrazionale-Essenziale, poi il Simbolismo Costruttivo. Alla fine dello scorso decennio Bertolio aderisce al movimento MADI (Materialismo DIalettico) che conferisce alle sue opere una inedita irregolarità e dinamicità. Famosa è la sua casa-museo nel parco del Sacro Monte di Varese. Molte opere sono esposte nei più grandi musei e collezioni pubbliche e molti sono stati i critici che si sono occupati della sua arte: da Gillo Dorfles ad Umbro Apollonio, da Mario Radice a Luciano Caramel, da Alberto Sartoris a Bruno Munari.
Apprendo solo ora la notizia della sua scomparsa a Barasso (Varese) il 10 novembre 2009. Non lo sentivo da tempo. Per anni abbiamo condiviso l’amore per l’arte, per l’architettura, per la geometria, per la storia antica, poi le nostre strade si sono separate. C’eravamo conosciuti in occasione di una grande mostra, a Como, dedicata all’arte e all'architettura razionale e, insieme, nei primi anni novanta, avevamo condiviso alcuni importanti progetti; la decorazione parietale dei fronti esterni del Nuovo Bocciodromo di Soresina, i cancelli delle Cappelle Private nel Cimitero di Genivolta, il progetto di recupero e riuso del Mercato Coperto di Soresina.
Lo voglio ricordare riproponendo un suo intervento sul quotidiano la Provincia di Cremona quando insieme credevamo nella necessità di una stretta collaborazione tra Artista e Architetto.

“Ho letto con interesse lo scritto dell’architetto Lorenzo Bocca “una città per l’uomo” sul giornale La Provincia di Cremona. Giustamente Bocca dice che bisogna sostenere con forza la funzionalità dell’arte negli spazi pubblici. Tuttavia sono argomenti ormai in discussione da tempo ma che raramente vengono applicati. Allora io penso che bisogna partire da molto lontano per creare una cultura, una educazione del sensibile. Ciò in maniera che non siano gli addetti ai lavori a scandalizzarsi delle brutture architettoniche, ma sia il singolo cittadino a rifiutare di abitare in uno spazio che lo offende e che gli impedisce un “respiro spirituale”. Ecco allora che bisogna partire da una educazione di base gia dalle prime scuole attraverso lo studio dell’Arte. Cominciando dalle culture primitive si comprendono le forme archetipe per apprezzare e capire la forma e l’invenzione, poi si passerà dalla forma alla spiritualità dell’arte egizia e sumerica in modo tale che il nostro bagaglio culturale ci porti a comprendere anche il gusto architettonico. Nelle scuole e nelle gallerie d’arte bisogna dare più spazio all’arte geometrica-costruttiva. L’ordine è alla base di un pensiero razionale. Con tutto il rispetto per l’arte figurativa-informale, se oggi l’architettura che ci circonda è così banale, lo si deve anche al fatto che si è forse guardato troppo a queste forme d’arte, trascurando l’arte geometrico-costruttiva e tutte le ricerche nel campo delle forme e dei colori che numerosi artisti hanno condotto in questo secolo. Nel libro “il divenire delle arti” Gillo Dorfles scrive: “Se dal mio esame il mondo dell’arte apparirà estremamente confuso e caotico, e se sarò costretto a denunciare spesso il pericolo che incombe sull’umanità odierna d’un deteriorarsi e scomparire del bisogno dell’arte, non bisogna tuttavia dimenticare che esistono anche dei lati positivi nell’attuale panorama artistico che non debbono essere sottovalutati, che anzi dobbiamo sforzarci di evidenziare”. Io credo che finalmente dovremmo liberarci di certe forme d’arte-pattumiera e mercantile e guardare l’arte da lontano, attraverso il tempo, dalle sue origini attraverso le grandi ricerche razionali-geometriche. Dobbiamo guardare e seriamente valutare tutti quegli artisti contemporanei che, lontano da interessi mercantili, elaborano una lunga e paziente ricerca etica e sociale. Diamo pure dignità all’architettura del nuovo, rendendola però autentico bene culturale, valore da trasmettere al futuro come testimonianza della nostra cultura assieme ai valori del passato. Aggiungiamo e non sottraiamo risorse al costruito storicizzato delle nostre città. Un po più di coraggio nelle nostre scelte porterà sicuramente una più elevata qualità del nostro lavoro. Il cantiere (del nuovo e del costruito) sarà il banco di prova di ogni dichiarazione di buone intenzioni. Se si proclama l’opportunità del nuovo, allora non sia avvilito, occultato, mimetizzato sotto pratiche regeressive ed omologazioni stilistiche. (La Provincia, 09 febbraio 1994)

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