domenica 28 marzo 2010

Angelo Giuseppe Bertolio - Archistruttura d'Artista

Composizione - 1994 (collezione privata)

i moduli compositivi di Bertolio
Composizione - 1988 (collezione privata)
decorazioni parietali del Nuovo Bocciodromo di Soresina (CR)
in collaborazione con l'Arch. Lorenzo Bocca - 1991
Angelo Giuseppe Bertolio nasce a Mornago nel 1934. I suoi interessi artistici si concretizzano a partire dalla fine degli anni sessanta quando comincia a focalizzare la sua attenzione ai principi della creazione geometrica e modulare. Studia le forme primarie, quadrati, triangoli, cerchi e le loro architetture da cui sviluppa opere bidimensionali e tridimensionali. Nel 1976 arriva alla Architettura totale di un quadrato e nasce il modulo che gli permette di ottenere un numero illimitato di forme archetipe. Con gli anni ottanta esplora il cosiddetto Razionale-Irrazionale-Essenziale, poi il Simbolismo Costruttivo. Alla fine dello scorso decennio Bertolio aderisce al movimento MADI (Materialismo DIalettico) che conferisce alle sue opere una inedita irregolarità e dinamicità. Famosa è la sua casa-museo nel parco del Sacro Monte di Varese. Molte opere sono esposte nei più grandi musei e collezioni pubbliche e molti sono stati i critici che si sono occupati della sua arte: da Gillo Dorfles ad Umbro Apollonio, da Mario Radice a Luciano Caramel, da Alberto Sartoris a Bruno Munari.
Apprendo solo ora la notizia della sua scomparsa a Barasso (Varese) il 10 novembre 2009. Non lo sentivo da tempo. Per anni abbiamo condiviso l’amore per l’arte, per l’architettura, per la geometria, per la storia antica, poi le nostre strade si sono separate. C’eravamo conosciuti in occasione di una grande mostra, a Como, dedicata all’arte e all'architettura razionale e, insieme, nei primi anni novanta, avevamo condiviso alcuni importanti progetti; la decorazione parietale dei fronti esterni del Nuovo Bocciodromo di Soresina, i cancelli delle Cappelle Private nel Cimitero di Genivolta, il progetto di recupero e riuso del Mercato Coperto di Soresina.
Lo voglio ricordare riproponendo un suo intervento sul quotidiano la Provincia di Cremona quando insieme credevamo nella necessità di una stretta collaborazione tra Artista e Architetto.

“Ho letto con interesse lo scritto dell’architetto Lorenzo Bocca “una città per l’uomo” sul giornale La Provincia di Cremona. Giustamente Bocca dice che bisogna sostenere con forza la funzionalità dell’arte negli spazi pubblici. Tuttavia sono argomenti ormai in discussione da tempo ma che raramente vengono applicati. Allora io penso che bisogna partire da molto lontano per creare una cultura, una educazione del sensibile. Ciò in maniera che non siano gli addetti ai lavori a scandalizzarsi delle brutture architettoniche, ma sia il singolo cittadino a rifiutare di abitare in uno spazio che lo offende e che gli impedisce un “respiro spirituale”. Ecco allora che bisogna partire da una educazione di base gia dalle prime scuole attraverso lo studio dell’Arte. Cominciando dalle culture primitive si comprendono le forme archetipe per apprezzare e capire la forma e l’invenzione, poi si passerà dalla forma alla spiritualità dell’arte egizia e sumerica in modo tale che il nostro bagaglio culturale ci porti a comprendere anche il gusto architettonico. Nelle scuole e nelle gallerie d’arte bisogna dare più spazio all’arte geometrica-costruttiva. L’ordine è alla base di un pensiero razionale. Con tutto il rispetto per l’arte figurativa-informale, se oggi l’architettura che ci circonda è così banale, lo si deve anche al fatto che si è forse guardato troppo a queste forme d’arte, trascurando l’arte geometrico-costruttiva e tutte le ricerche nel campo delle forme e dei colori che numerosi artisti hanno condotto in questo secolo. Nel libro “il divenire delle arti” Gillo Dorfles scrive: “Se dal mio esame il mondo dell’arte apparirà estremamente confuso e caotico, e se sarò costretto a denunciare spesso il pericolo che incombe sull’umanità odierna d’un deteriorarsi e scomparire del bisogno dell’arte, non bisogna tuttavia dimenticare che esistono anche dei lati positivi nell’attuale panorama artistico che non debbono essere sottovalutati, che anzi dobbiamo sforzarci di evidenziare”. Io credo che finalmente dovremmo liberarci di certe forme d’arte-pattumiera e mercantile e guardare l’arte da lontano, attraverso il tempo, dalle sue origini attraverso le grandi ricerche razionali-geometriche. Dobbiamo guardare e seriamente valutare tutti quegli artisti contemporanei che, lontano da interessi mercantili, elaborano una lunga e paziente ricerca etica e sociale. Diamo pure dignità all’architettura del nuovo, rendendola però autentico bene culturale, valore da trasmettere al futuro come testimonianza della nostra cultura assieme ai valori del passato. Aggiungiamo e non sottraiamo risorse al costruito storicizzato delle nostre città. Un po più di coraggio nelle nostre scelte porterà sicuramente una più elevata qualità del nostro lavoro. Il cantiere (del nuovo e del costruito) sarà il banco di prova di ogni dichiarazione di buone intenzioni. Se si proclama l’opportunità del nuovo, allora non sia avvilito, occultato, mimetizzato sotto pratiche regeressive ed omologazioni stilistiche. (La Provincia, 09 febbraio 1994)

sabato 27 marzo 2010

27 marzo - L'ora della terra

Oggi, 27 marzo, alle ore 20,30, in tutto il pianeta si spengono le luci. Monumenti, palazzi, negozi, appartamenti, comunità, scuole, singole case.
Un appuntamento planetario che quest’anno ha un significato ancora più forte: è il nostro modo per dire ai potenti che dopo il deludente vertice di Copenhagen noi non molliamo. Continuiamo a chiedere un accordo globale sul clima efficace e vero.
"Se vivi su questo pianeta non puoi mancare" è il motto coniato da wwf per lanciare questa campagna di sensibilizzazione mondiale contro gli sprechi energetici. Si può aderire semplicemente spegnendo le luci per un'ora oppure non utilizzare apparecchi elettrici che assorbono molta energia.

viaggio nella conoscenza, fra colori, suoni e magie del Pi greco




(lumachine allineate e colorate, Pi greco e spirale aurea, mistero dei numeri e delle forme naturali, composizione di Lorenzo Bocca)

La Società Dante Alighieri, Comitato di Cremona, martedì 30 marzo 2010, alle ore 17,30, nella Sala Maffei della Camera di Comercio di Cremona, organizza un interessante incontro sul tema "Attorno a π : viaggio nella conoscenza, fra colori, suoni e magie del Pi greco". Relatore il Prof. Egidio Batttistini, Docente presso la Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano, sede di Cremona. Nell’incontro, un numero, “p” (3,14), viene utilizzato come punto di vista dal quale osservare l’emergere della conoscenza nella storia di “homo sapiens”. Ma, oltre che essere strumento, p sarà anche contenuto, oggetto che si vedrà crescere nella coscienza dell’uomo al crescere della (sua) scienza. Si incontreranno così idee matematiche (più o meno) connesse con p, ma anche contesto, fatti ed idee scientifiche e tecnologiche, nonché eventi che in qualche modo mandano il loro eco nella direzione del nostro numero. Visto poi che anche l’occhio (e anche l’orecchio) vuole la sua parte, p prenderà forma e colore e suono, così da poterlo vedere e ascoltare.

venerdì 26 marzo 2010

Guardiamo giardini e strade...


(veduta della Città di Firenze, disegno a china, Lorenzo Bocca, 1978)

Ho ritrovato un vecchio articolo di Francesco Alberoni (sociologo, giornalista, scrittore), pubblicato più di quindici anni fa sul Corriere della Sera, lo avevo ritagliato e conservato, mi aveva fatto riflettere sulla bellezza delle nostre città. Mi emoziono davanti alle piccole e grandi opere che l’uomo ha saputo e saprà costruire. Qual è il destino delle nostre città, dei nostri paesi? E’ nelle nostre mani, sta nel nostro gusto, nel nostro giudizio.
(ringrazio il Prof. Alberoni per avermi autorizzato alla pubblicazione dell'articolo)

Guardiamo Giardini e Strade per giudicare i politici
Di Francesco Alberoni
L’unica misura del valore e della grandezza di una civiltà è rappresentata dai prodotti artistici che ci ha lasciato, dalla bellezza. Anche la scienza, anche la filosofia, anche le forme di governo, tutte le manifestazioni della cultura, dell’ingegno, della moralità, alla fine si oggettivano nella bellezza.
Per capire se è stata Atene o Sparta il centro culturale della Grecia, basta guardare cos’è rimasto di loro. Di Sparta non è rimasto nulla. Di Atene sono rimaste le opere immortali dei suoi tragici, di Platone, di Aristotele e l’Acropoli.
Guardate il Prato dei Miracoli a Pisa, col Camposanto Vecchio, il Duomo, il Battistero, la Torre. Capolavori di bellezza sublime, edificati nell’undicesimo secolo, quando attorno la gente viveva ancora in capanne di fango. O Venezia, o Firenze, o Siena. E allora comprendiamo che le poche migliaia di persone che abitavano quelle città avevano una capacità creativa cento, mille volte superiore a quella dei loro vicini senza storia. Che essi soli, in un oceano di barbarie, stavano costruendo la civiltà moderna.
Quei bianchi monumenti di pietra condensano in se la conoscenza del mondo dei naviganti, il loro coraggio e la loro fede, la loro superiorità tecnologica, la loro superiore vita democratica.
Anche oggi, se volete giudicare una civiltà, una classe politica, una elite culturale, guardate ai prodotti artistici, alla bellezza che essi hanno prodotto. Se non trovate nulla di bello, di sublime, se incontrate solo mediocrità e squallore, allora vuol dire che quella gente non valeva nulla e non ha fatto niente.
Prendete l’esempio di Palermo. Guardate a come è stata ridotta, i vecchi stupendi palazzi del centro in rovina, e attorno orribili casoni d’abitazione che sembrano la periferia di Torino. Ebbene, questa bruttezza è il prodotto dell’incultura della mafia, della sua brutalità.
La mancanza di gusto non è un fatto estetico, è un fatto morale. Il brutto è l’oggettivazione di un animo avido e meschino. Di una mentalità senza fantasia e senza slancio. Di gente invidiosa, diffidente, che non sa scegliere i suoi artisti e i suoi architetti. Di gente che ha paura dell’intelligenza, della creatività, del genio. Di gente che disprezza il popolo e che ne coltiva solo gli impulsi peggiori. Brutto è tutto ciò che nasce da elite ignoranti e malvage.
In Italia, in questi anni, è stata colpita la corruzione, è stata rinnovata la classe dirigente del Paese. Però, per dare un giudizio al suo valore, non dobbiamo soltanto guardare ciò che farà nel campo dell’occupazione e del risanamento economico dello Stato. Dobbiamo osservare i suoi atti simbolici, le sue aggettivazioni culturali, artistiche, il suo gusto, il suo stile.
Guardate come sono tenute le strade, come sono curate le piazze. Guardate come sono curati i monumenti storici, i giardini. Guardate le fontane. Guardate l’amore per l’università, le biblioteche, i musei. Provate a immaginare di essere ancora i cittadini di Pisa, di Firenze, di Venezia all’epoca del loro massimo splendore, con lo stesso gusto esigente, con la stessa volontà di eccellere, di perfezione. Di vivere all’epoca in cui ogni cosa, anche un ospizio, anche un albergo, anche un ospedale, doveva essere un’opera d’arte.
Provate a giudicare i vostri nuovi uomini politici con la stessa mente aperta, esigente di allora. Consapevoli che tutto dipende solo dal vostro gusto, dal vostro rigore, dal vostro responsabile giudizio.

martedì 16 marzo 2010

La Casa del Fascio di Giuseppe Terragni - film corto di Nicolangelo Gelormini

"Documentario sulla Casa del Fascio di Como, l’esempio più alto e sofferto dell’architettura di Giuseppe Terragni: un telaio chiuso, ma trasparente, quasi volatile nella sua leggerezza, un edificio di una purezza rara e cristallina." Ho provato la stessa emozione quando a vent'anni, da studente, varcavo la soglia dell'edificio e scoprivo la luce, le linee pure, la bellezza e la magia della geometria. Più tardi, Alberto Sartoris, amico e collaboratore di Terragni, accompagnandomi alla riscoperta di questo magnifico edificio , mi rivelava con quale attenzione Terragni curava i particolari, i dettagli, i segreti di una architettura ancora oggi modernissima. Il film, del regista Architetto Nicolangelo Gelormini, ha partecipato nel 2009 alla quinta edizione del Festival del Corto organizzato da LA7. (Lorenzo Bocca)

mercoledì 10 marzo 2010

Powerpointosi – Consigli per evitare presentazioni malfatte




Alcuni studenti di Terza l’hanno già dichiarato: si presenteranno all’esame orale di fine anno scolastico con la presentazione in Power Point degli argomenti trattati, elaborando una sorta di tesina.
Bene, l’Informatica uscita dalla porta principale della scuola italiana (quasi completamente abbandonata, se non fosse per la dotazione di nuove Lavagne Interattive Multimediali) potrebbe rientrare dalla finestra!
Ma attenzione, la Powerpointosi potrebbe raggiungere anche i nostri studenti.
Ne ho viste parecchie di presentazioni in ppt degli studenti che, ignari dei trabocchetti, utilizzano non in modo appropriato questo utile strumento.
Per capire meglio la questione e per offrire migliori consigli, riporto questo interessante articolo di Paolo Attivissimo, giornalista informatico e studioso di bufale nel web, pubblicato nell'agosto dello scorso anno sul suo blog "Il disinformatico" (http://attivissimo.blogspot.com).
L'articolo è soprattutto rivolto ai "professionisti" delle presentazioni, Professori, Docenti, Professionisti che hanno l'effetto del sonnifero sul loro pubblico, ma molti spunti si adattano perfettamente alle esigenze dei nostri studenti.
Ho inserito anche alcune slide, tratte dalla presentazione di Alexei Kapterev, citata nell'articolo.

"PowerPoint, il popolarissimo e al tempo stesso odiatissimo software per presentazioni, compie 25 anni. Nacque infatti il 14 agosto 1984 Presentation (questo il suo nome iniziale), realizzato non da Microsoft, ma dalla californiana Forethought Inc. Come cambiano i tempi: originariamente questo software esisteva solo per Mac.
Nell'agosto del 1987, Microsoft comprò la Forethought per 14 milioni di dollari. Presentation fu ribattezzato PowerPoint e fu sviluppato ulteriormente da Microsoft per Windows e per Mac.
Oggi ha 500 milioni di utenti che mostrano al pubblico o ai dipendenti o ai clienti circa 30 milioni di presentazioni ogni giorno e vende ogni anno per un controvalore di oltre 100 milioni di dollari, detenendo il 95% del mercato del software per presentazioni.
Powerpoint, come tutti i software per presentazioni, viene spesso criticato perché spinge alla powerpointosi: la tendenza a diventare fragile gruccia degli oratori incapaci e a tediare il pubblico che subisce le presentazioni malfatte. E' vero che la struttura stessa di una presentazione tende a schematizzare e incasellare spesso eccessivamente i concetti, ma è anche vero che gran parte della colpa delle tante presentazioni noiose ed inefficaci è di chi le realizza.
Ecco qualche consiglio in proposito, raccolto qua e là dalle mie esperienze, da questo articolo della BBC e soprattutto dall'ottima presentazione-parodia Death By Powerpoint di Alexei Kapterev (PDF). Naturalmente, trattandosi di consigli sulle presentazioni, ve li offro in forma di elenco puntato. Volevo scriverli in lettere gialle su sfondo blu, ma mi sono trattenuto.
· Non voltate le spalle al pubblico. Il pubblico è lì per ascoltare voi, per sentirvi parlare dal vivo, non per guardare le slide. Trovate la maniera di tenere sotto controllo cosa c'è realmente sullo schermo dietro di voi senza voltarvi e mantenete il più possibile il contatto visivo con il pubblico.
· Evitate fiumi di testo. Le slide non devono essere come pagine di libro. Se lo sono, la gente farà fatica a leggerle e a seguire contemporaneamente quello che state dicendo. Devono contenere poche parole essenziali: il discorso articolato dovete farlo voi.
· Non leggete le slide. Chi legge mentalmente va molto più veloce di chi legge ad alta voce, per cui ripetere pari pari il contenuto delle slide è mortalmente noioso.
· La presentazione non è la scaletta delle cose che dovete dire. Deve essere un complemento arricchente al vostro discorso: non deve essere lo schema del discorso. Quello va messo nelle note su schermo che il pubblico non vede, oppure su un foglio di carta.
· Evitate scritte microscopiche e grafici troppo intricati. E' una presentazione, santo cielo, non un esame della vista. Il pubblico non riuscirà a cogliere tutti i dettagli, se sono minuscoli.
· Evitate schemi di colore troppo sgargianti, ma anche quelli banali. Il già citato testo giallo su sfondo blu è da evitare il più possibile, come lo sono i colori psichedelici. I modelli predefiniti dei programmi per presentazioni di solito sono un buon compromesso, ma bisogna ricordarsi di usarli e di variarli periodicamente. Tenete presente che le condizioni di luce di una proiezione sono sempre peggiori di quelle nelle quali guardate la presentazione sul vostro monitor.
· Usate immagini efficaci. Non ricorrete alla clipart insignificante e già vista: ricorrete a foto d'impatto, divertenti o simboliche, che aggiungano contenuto invece di complementare le parole. Se potete esprimere un concetto esclusivamente mediante un'immagine, fatelo.
· Spezzate le slide prolisse. Troppi concetti in una singola slide non verranno memorizzati. Suddivideteli su più slide.
· Preparate un'introduzione accattivante e una frase finale memorabile. Non siete lì per fornire a voce quello che potreste distribuire come stampato. Ogni presentazione è, a modo suo, uno spettacolo emozionale. Se non mostrate che quello di cui parlate vi appassiona, non potete pretendere di appassionare il pubblico.
· Provate, provate, provate. Fate passare e ripassare le slide per assicurarvi che le transizioni avvengano correttamente e che gli elementi di ogni slide appaiano nell'ordine giusto. Esercitatevi a fare la presentazione provandola ad alta voce per controllarne i contenuti e la durata.
· Controllate l'ortografia. Lasciare strafalcioni è il modo migliore per comunicare al pubblico che siete superficiali e disattenti.
· Non mostrate al pubblico il contatore del numero delle slide. Questo spinge lo spettatore a fare un conto alla rovescia mentale e a concentrarsi sul "quanto manca ancora" invece che sui contenuti. Non c'è come vedere "1 di 178" per far scappare il pubblico o indurlo a simulare malori.
· Attenti alla cliccata fantasma. Alcune transizioni richiedono tempo per essere visualizzate. Se cliccate prima che siano finite, credendo che il computer non abbia "preso" la cliccata precedente per andare avanti, finirete nella slide successiva e vi perderete. Tenete d'occhio gli indicatori sul vostro schermo, che segnalano quando ogni transizione è stata completata.
· Memorizzate i tasti d'emergenza. Se scappa una cliccata fantasma, o volete saltare una slide o tornare indietro, segnate su un Post-it i tasti da usare. Vi servirà nei momenti di panico.
· Includete solo quello che vi serve per illustrare il concetto. Non rimpinzate la presentazione di dati irrilevanti.
· Provate le connessioni. Verificate in anticipo che il vostro computer sia compatibile con il videoproiettore e se possibile lasciatelo collegato e impostato. Assicuratevi che l'alimentatore del computer sia inserito e alimenti correttamente il computer, altrimenti la vostra presentazione verrà interrotta tragicamente dallo spegnimento del PC.
· Spegnete screensaver e risparmio energetico. Se parlate troppo a lungo su una slide, non volete che lo schermo dietro di voi diventi nero o, peggio ancora, faccia scorrere sul megaschermo la vostra collezione di foto porno.
· Preparate un backup; anzi due. Tenete una copia della presentazione su una penna USB e generatene una versione in formato PDF, da mettere anch'essa sulla penna. Il PDF funzionerà su qualsiasi computer d'emergenza. Stampate una copia della falsariga della vostra presentazione. La carta non crasha.
· Usate il vostro computer; se necessario, insistete. Specialmente se c'è poca luce in sala, rischiate di non trovare i tasti dove siete abituati a trovarli, e il software e il sistema operativo possono essere differenti e incompatibili. A volte basta una versione leggermente differente di software per rovinare l'impaginazione, ed è facilissimo che il computer altrui non abbia i vostri font prediletti.
· Non guardate la persona che sta dormendo. C'è sempre, anche se la vostra presentazione tratta di lingerie per pornostar, e se cominciate a fissarla perderete irrimediabilmente entusiasmo e concentrazione".

venerdì 5 marzo 2010

Risparmio energetico in edilizia: l'esperienza CasaClima

Progetto della nuova scuola Secondaria di secondo Grado di Soresina (CR) in classe energetica A
(Arch. Lorenzo Bocca, 2008)

E' stato pubblicato un mio articolo su un giornale locale ( "Il Ponte") dedicato al tema del risparmio energetico in edilizia con riferimento all'eperienza CasaClima della Provincia di Bolzano. Riporto il testo integrale .

Partiamo da un dato fondamentale: l’impatto del surriscaldamento del pianeta è ormai totale e in questo gli impianti termici contribuiscono in modo non trascurabile all’inquinamento delle nostre città. Quasi il 90% di energia del nostro Paese è importata dall’estero; eppure, nel settore edile, nel residenziale, nel terziario si può fare molto per risparmiare energia.
Gli edifici italiani consumano in media 20 metricubi di gas all’anno per ogni metroquadrato di superficie riscaldata mentre paesi del nord Europa, con un clima di certo meno favorevole del nostro, consumano solo 6 metricubi.
Bisogna investire per l’indipendenza energetica, per passare dal fossile (gas, petrolio, carbone) al rinnovabile, rimanendo comunque un paese industrializzato.
Non basta però sostituire un tipo di energia con un’altra (fossile-rinnovabile), bisogna tagliare lo spreco di energia e poi decidere come coprire il fabbisogno rimanente, quello effettivo.
La Certificazione Energetica degli edifici (una vera e propria “pagella”) costituisce senza dubbio un importante passo in avanti nel processo di sensibilizzazione al problema, anche se non si tratta di un argomento così nuovo come si potrebbe credere.
Stiamo ormai vivendo la terza generazione di leggi sul risparmio energetico; la legge 373 del 1976 (emanata come risposta alla crisi petrolifera di quegli anni), la legge 10 del 1991 ed i recenti Decreti Legislativi in materia di risparmio ed efficienza energetica ( n. 192/2005 e 311/2007).
Eppure non sembra che tutto questo abbia mai portato un apporto concreto alla questione, cioè verso l’adozione concreta di sistemi che possano portare ad un sostanziale risparmio di energia nei nostri edifici.
Il ruolo dei progettisti è fondamentale ma purtroppo ancora molti guardano alla normativa come un obbligo da assolvere in qualche modo e non come un valido strumento di progettazione che possa elevare la qualità dell’edificio.
Dai costruttori poi viene sempre evocato lo spettro dei costi aggiunti; in realtà parliamo per edifici nuovi di percentuali attorno al 5%, 6% di costi aggiunti che sono da leggere in realtà come un “investimento”.
Senza parlare poi del maggiore valore di mercato di un immobile bene isolato e quindi di classe energetica elevata.
I cittadini, cioè i fruitori, in tutto questo sono purtroppo scarsamente informati ed alla affannosa ricerca di risposte.
l’esperienza CasaClima che la Provincia Autonoma di Bolzano da alcuni anni sta attuando rimane il migliore esempio, non solo in Italia, di regolamentazione nella certificazione energetica degli edifici.
Inoltre, la Regione Lombardia ha emanato, per prima rispetto ad altre Amministrazioni, norme regionali riguardo all’efficienza energetica in edilizia introducendo di fatto l’obbligo della certificazione energetica.
A Bolzano il marchio CasaClima per le nuove costruzioni è obbligatorio dal gennaio 2005 e per ogni edificio costruito in Alto Adige è richiesto uno standard minimo di consumo energetico pari a 7 metricubi di gas all’anno per ogni metroquadrato di superficie riscaldata, corrispondente alla classe “C”.
Tuttavia, nonostante la Legge Provinciale consenta di realizzare immobili in questa classe energetica, oggi quasi il 10% delle nuove costruzioni è in classe “A” (3 mc/gas/anno/mq) con un conseguente incremento di vendita dei materiali isolanti.
Un edificio CasaClima può essere definito come edificio ad alta efficienza energetica, cioè a basso costo energetico ed alto comfort termico.
L’obiettivo è quello di costruire edifici riducendo al limite le perdite di calore grazie ad un ottimo isolamento dell’involucro con una ulteriore ottimizzazione attraverso la dotazione di impianti efficienti e la produzione autonoma di energia.
I punti di forza di una casa efficiente dal punto energetico sono:
1) una accurata progettazione che si spinge nel dettaglio alla definizione dei particolari costruttivi, attenta all’utilizzo dei materiali, secondo le loro proprietà. Qui il progettista gioca un ruolo decisivo nelle scelte energetiche ( si pensi al corretto orientamento dell’edificio rispetto al sole, principio fondamentale dell’architettura bioclimatica). Solo una buona preparazione culturale però e non solo tecnica può garantire l’esecuzione di un progetto “intelligente”;
2) un alto isolamento termico delle pareti, delle pavimentazioni, delle coperture.
Nel nostro territorio il problema dell’isolamento non è solo invernale ma anche estivo; bisogna quindi evitare il fenomeno del surriscaldamento adottando isolamenti soprattutto in copertura adatti a creare uno sfasamento di almeno 10 ore e dotare l’edificio di schermature ed ombreggiature, che vanno adeguatamente progettate;
3) la dotazione di telai e vetri isolanti. Le finestre da un lato devono garantire una buona illuminazione naturale e dall’altro fare uscire la minore quantità di calore. Inoltre è fondamentale la ricerca dell’ottimizzazione dell’orientamento delle aperture finalizzato allo sfruttamento dell’irraggiamento solare invernale;
4) una costruzione compatta. La forma compatta dell’edificio con una ottimizzazione del rapporto tra superficie esterna disperdente (pavimento, pareti, copertura) e volume garantisce una minore dispersione di energia;
5) una struttura a tenuta d’aria. E’ importante in inverno arieggiare gli ambienti costantemente durante la giornata per allontanare l’aria viziata ed eliminare l’umidità prodotta dalle persone. Bisognerebbe quindi spalancare ogni due ore per circa cinque/dieci minuti tutte le finestre,
ma questo chiaramente comporta una enorme dispersione di calore. Inoltre chi può garantire di operare una corretta ventilazione naturale degli ambienti? L’alternativa è la dotazione di impianti di aerazione forzata continua che garantiscono un ricambio costante con una macchina scambiatore di calore. Tutto ciò è possibile solo con un edificio perfettamente sigillato e quindi a tenuta d’aria;
6) la assoluta assenza di ponti termici, punti deboli dell’edificio che causano perdite di calore fino al 30% (corree non isolate, balconi e gronde in cemento armato non isolate). Inoltre, quando il problema è grave insorgono le muffe che causano allergie e problemi sanitari che rivelano sempre errori progettuali o di cattiva esecuzione;
7) lo sfruttamento di energie pulite (solare e geotermica) attraverso l’utilizzo di pannelli solari e fotovoltaici e lo sfruttamento del calore presente nel sottosuolo.
Il successo dell’esperienza CasaClima sta nella adeguata e capillare informazione dei cittadini, soprattutto a livello delle piccole comunità, associata ad usa solida comunione di intenti tra Amministratori, progettisti ed esecutori, tutti attenti ed impegnati nella esecuzione di edifici ad alta efficienza energetica.
Ho già accennato alla recente normativa introdotta dalla
Regione Lombardia: essa ha come finalità il risparmio energetico, l’uso razionale dell’energia, la produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili.
Si applica a tutte le nuove costruzioni ed agli edifici soggetti a opere di manutenzione e di ristrutturazione che hanno ottenuto il permesso di costruire (o sono oggetto di presentazione di denuncia di inizio attività edilizia) ed introduce requisiti di prestazione energetica (a partire dal 1 gennaio 2008) che la normativa nazionale ha posticipato al 2010.
Tutti gli edifici soggetti a compravendita devono essere dotati di Certificato Energetico da allegare all’Atto Notarile, così come tutti gli edifici di nuova costruzione e quelli soggetti ad opere di manutenzione e ristrutturazione per ottenere il certificato di Agibilità.
In questo caso il Certificatore (figura indipendente nel processo edilizio) verifica, indaga, esegue rilievi, raccoglie tutta la documentazione tecnica già dall’inizio dei lavori e riferisce solamente all’Ente di Certificazione.
Siamo attualmente in una fase di forti e radicali cambiamenti, non solo tecnici ma anche e soprattutto culturali che investono tutti: i cittadini, i progettisti, le imprese, gli artigiani, gli operatori del settore, le pubbliche Amministrazioni.
Queste ultime hanno l’obbligo di informare adeguatamente i propri cittadini e di agire con esempi diretti nell’opera di sensibilizzazione al risparmio energetico, all’uso corretto dell’energia, attraverso buone pratiche, così come negli interventi sugli edifici pubblici, ristrutturati o di nuova costruzione dove è importante la verifica dei costi di gestione dell’energia.
Credo che non debba essere sprecata questa opportunità, creare cioè, come nell’esperienza CasaClima una forte sinergia tra le parti in gioco per offrire prodotti migliori, di qualità che contribuiscono al “vivere meglio”, allo stare bene nel proprio ambiente abitativo.

mercoledì 3 marzo 2010

Lontananza forzata e Torre Belvedere











Questa lontananza "forzata" dalle aule scolastiche e dai miei studenti mi ha portato, anche per sopravvivere a questa sorta di reclusione, attraverso la navigazione in internet, alla scoperta di alcune testimonianze storiche presenti nel nostro territorio.
Consultando una ottima pubblicazione, che da poco mi era stata prestata, realizzata dagli alunni e dalle Insegnanti della Scuola Elementare Leonardo da Vinci di Ricengo e Bottaiano nel 2003, dal titolo "Ricengo e Casaletto D.S., tra passato e presente", sono stato colpito dall'immagine di una torre, decritta come Torre Belvedere. (foto di G. Gozzoni-Biblioteca Comunale di Ricengo)
Una architettura isolata nella campagna, quello che rimane dell'immenso giardino e riserva di caccia della Villa Ghisetti Giavarina di Ricengo.
Sapete che non riesco a stare per molto tempo senza la mia stilografica ed il foglio da disegno ed allora, approfittando di alcuni momenti in cui mi sentivo fisicamente un pò meglio, ho ridisegnato questa Torre cercando di scoprire il fascino che si nasconde dietro le sue linee.
La struttura è molto semplice: la base è quadrata e da lì parte un volume parallelepipedo con altezza pari al doppio del lato del quadrato di base.
Dal parallelepipedo si alza un prisma a base ottagonale che si conclude con un tronco di piramide rovesciato, sempre a base ottagonale.
Anche realizzando il modello in cartoncino si scopre la bellezza di una architettura semplice ma di grande qualità.
Ciao a tutti